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Segesta

domenica 20 aprile 2008
Tempio di SegestaCentro elimo con Erice ed Entella, Segesta arroccata sul monte Barbaro, da lì dominava il Golfo di Castellammare. Segesta, era la
più importante tra le città elime, punto di riferimento non solo degli Elimi stessi (popolazione probabilmente composta da indigeni e da stranieri di origine orientale), presenti anche ad Entella e ad Erice, ma anche dei Punici, attestati nella parte occidentale dell'Isola e impegnati a contenere le mire espansionistiche di Selinunte.
Il nome deriverebbe dalla ninfa Egesta che avrebbe dato ospitalità ad Enea durante le sue peregrinazioni.
Tucidide suggerisce l'ipotesi che  gli Elimi fossero Troiani fuggiti dalla loro patria, ai quali si sarebbero aggiunti dei Focesi.
Il sito della città antica era stato identificato già dal Fazello, nel XVI secolo.
Ultimo aggiornamento ( domenica 20 aprile 2008 )
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Selinunte

sabato 12 gennaio 2008

Rovine di SelinuntePercorrendo la strada che da Agrigento porta a Marsala, in territorio del comune di Castelvetrano, si incontrano i resti dell'antica Selinunte, città fondata da Megaresi nel 650 a. C. è situata nei pressi della foce del fiume Modione in antico detto Selinon.
La zona archeologica è molto vasta e Selinunte è tra i parchi archeologici più importanti del mediterraneo, espressione più completa della civiltà siciliota dei secoli IV e V a.C..
Si identificano nettamente delle aree ben distinte: l'Acropoli, la zona dei Templi G - E - F e in direzione opposta oltre il Modione il Santuario della Malophoros.

Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C. e rasa al suolo nel 250 A.c., fu in conflitto continuo con Segesta, la capitale delle popolazioni elime arroccate nell'entroterra. Con la fine della prima guerra punica la città fu completamente abbandonata e non risorse mai più.
La completa rovina degli edifici si deve ad un terremoto in età alto-medievale.

Gli scavi archeologici di Selinunte ebbero inizio nel 1825 ad opera degli inglesi, Harris ed Angell, che vi scoprirono alcune delle metope che ora si trovano presso il Museo archeologico regionale di Palermo. Da allora sono continuati quasi ininterrottamente; data la vastita della zona, gran parte della citta resta ancora da riportare alla luce.
Selinunte templiLa collina su cui sorge l'Acropoli dovette essere spianata dai coloni megaresi per permettere la costruzione dei primi edifici: di questa prima fase restano pochi ma sicuri elementi. In un secondo tempo, tra la fine del VI e I'inizio del V secolo a. C., la collina venne allargata con terrapieni, per cui fu necessario costruire l'angolo sud-est che si nota all'ingresso attuale delle rovine. Delle porte che dovevano immettere nell'acropoli resta la Porta Nord, nel punto terminale della lunga strada nord-sud che segna all'incirca il centro dell'acropoli stessa. Lungo questa strada si costruirono vari templi, oltre a numerosi edifici pubblici o connessi con il culto. Iniziando da nord, il Tempio D, costruito intorno alla meta del VI secolo a. C. A poca distanza il Tempio C, il piu arcaico dei templi dell'acropoli di cui si ha sicura conoscenza: fu costruito nella prima meta del VI secolo a. C.; due altari erano connessi col tempio: uno a sud-est e l'altro a est; sulla fronte era decorate con metope scolpite, tre delle quali sono conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo; i due frontoni erano decorati con una testa di Medusa in terracotta dipinta di grandi proporzioni. Nel 1925-26, quattordici colonne del lato nord sono state sollevate e ricostruite insieme con parte dell'architrave. Segue il piccolo Tempio B, di epoca ellenistica (IV secolo a. C.), forse dedicate ad Empedocle, il filosofo-scienziato agrigentino che avrebbe diretto a Selinunte le opere di drenaggio delle acque. Intorno a questo tempietto sono i resti delle piu antiche costruzioni sacre di Selinunte. All'estremita meridionale dell'acropoli, altri due templi, A ed O, vicinissimi l'uno all'altro e molti simili fra loro: sono databili agli inizi del V secolo a. C.; in epoca medievale furono unificati ed utilizzati come fortezza. Un altare è stato posto davanti al Tempio A.

Sulla collina orientale sorgevano altri tre templi: E, F, G. Quest'ultimo e uno dei piu grandi dell'antichita classical misura infatti 110,36 per 50,10 metri; le colonne del peristilio sono alte 16,27 metri ed hanno un diametro di 3,41 metri. La costruzione non fu mai completata, pur essendo stata iniziata molto tempo prima delle altre; forse si arrestò al momento della fine della citta. Il materiale di costruzione venne preso dalle Cave di Cusa, site a circa nove km da Selinunte, in direzione nord-ovest. A sud e il Tempio F, edificato intorno alia meta del VI secolo a. C. Era decorate con metope, due delle quali, dimezzate, sono conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo. Segue il Tempio E, la cui costruzione, risalente alia fine della prima meta del V secolo a. C., segna il massimo apogeo dello stile dorico, quello che viene normalmente definite "dorico canonico": era dedicate a Hera. II fregio del pronao era decorato con metope, cinque delle quali si trovano nel Museo di Palermo. Alla fine degli anni '50 questo tempio e stato ricostruito. Questi sono i templi finora conosciuti; sull'acropoli, però, era certamente un altro tempio, non ancora individuato, forse il prime costruito dai coloni megaresi, al quale appartengono le sei metope arcaiche databili agli inizi del VI secolo a. C., conservate nel Museo di Palermo. L'identificazione delle divinita cui erano dedicati i templi resta un mistero, tranne per il Tempio E, che, per un'iscrizione trovata sul posto, sappiamo essere stato dedicate a Hera.
Quella che fu la citta abitata sin dalla fondazione venne distrutta dai Cartaginesi; i Selinuntini rimasti andarono a risiedere sull'acropoli. Scavi recenti hanno messo in luce parte della cinta muraria, di cui non si aveva conoscenza, e una porta.
Selinunte e il mareI frequentatori del Santuario della Malophoros, dedicato forse alla dea portatrice del melograno, non erano tutti greci, come si rileva osservando le costruzioni che vi si trovano: anche quella che si ritiene la principale richiama una lontana eco micenea per la sua forma a megaron. Della seconda fase della vita di Selinunte, quando visse in area punica, scavi recenti hanno messo in luce una costruzione sacra attribuibile a tale periodo; stele puniche che si trovano al Museo archeologico regionale di Palermo sono state rinvenute nell'area di questo santuario.

Numerose sono le necropoli selinuntine e con numerosissime tombe: da esse provengono migliaia di oggetti, tra vasi greci e statuette di terracotta. La loro lontananza dalla citta - alcune sono state rinvenute a cinque chilometri di distanza - ha fatto pensare a qualche studioso che le piu lontane appartenessero ad un'altra citta, ma non si hanno riferimenti certi.
Testimonianza pregevole dell'antica arte dei selinuntini è l'originale statuetta dell'Efebo

 

Erice

sabato 29 dicembre 2007
Erice il Castello di VenereErice è una città medievale perfettamente conservata. Distesa sulla vetta di Monte San Giuliano, domina tutta la pianura e Trapani, la città capoluogo. Città elima, Erice fu sede di un tempio di cui esiste solo qualche traccia di rilievo nel perimetro del Castello fatto erigere nel XII secolo dal conte Ruggero, e nell'antichità fu nota in tutto il mondo mediterraneo, come centro del culto di Astarte per i fenici, Afrodite per i Greci e Venere Ericina per i Romani, la dea protettrice della bellezza e della fecondità in onore della quale si praticava la prostituzione sacra. Fu contesa da Siracusani e Cartaginesi fino alla conquista da parte dei Romani nel 241 a.C. a seguito della battaglia delle Egadi. Dopo un periodo di decadenza rinacque in epoca araba ed in epoca normanna.
Erice fu importante in tale periodo per le funzioni strategiche di sorveglianza delle rotte marittime che assolse sino al Medio Evo.
Di impianto squisitamente medievale Erice è un centro urbano e panoramico di assoluto valore, particolarmente interessante la tipologia abitativa a patio di derivazione arabo-spagnola, ed il labirinto di stradine che all'improvviso si aprono su slarghi, cortili, chiese.
Erice la Chiesa MadreFra i monumenti, notevoli sono la Chiesa Matrice dedicata all'Assunta il Castello medievale con i resti del tempio, il palazzo municipale sede di una bella biblioteca e del Museo Cordici.
La Chiesa Madre, il cui interno è a tre navate, fu eretta all'inizio del '300 assieme all'isolato e poderoso campanile ornato di merli e chiuso nella tipologia quadrangolare di torre di avvistamento di ben 28 metri di altezza con scala interna e bifore gotiche. Questultimo fatto erigere da Federico III alcuni anni prima della Chiesa Madre, fu in tempo di pace adattato a torre campanaria. Il Duomo conserva all'esterno l'impianto e le forme gotiche con i quali è stato concepito nonchè nei suoi merli ghibellini a coda di rondine, coronamenti sia dell'edificio, sia del pronao del 1426 con archi ogivali, il volere del sovrano che l'ha commissionato.
Il Castello di Venere è una fortezza medievale (XII-XIII secolo) elevato su una spianata, sorretta in parte da mura ciclopiche, su cui si estendeva l'area dell'antico santuario di Venere Ericina.
Nel Museo Cordici sono custoditi reperti archeologici preistorici provenienti dalla necropoli ericina, punici e greci tra cui la Testa di Afrodite del V-IV secolo a.C., e una ricca collezione di monete e opere pittoriche del '600.
Erice è sede del centro di cultura scientifica Ettore Maiorana.
 

Castellammare del Golfo

domenica 09 dicembre 2007
Castellammare del Golfo - PanoramaCastellammare è la cittadina che da nome al golfo omonimo e che da questo trae il suo elemento distintivo. Esiste infatti in Campania Castellammare di Stabia e in Abruzzo fino al 1927 era comune autonomo Castellammare Adriatico, fino alla sua congiunzione civica con Pescara. Non mancano poi, anche tra storici illustri, coloro che hanno confuso le vicende legate al Castello a mare di Palermo con le vicende della cittadina del Golfo. Ciò che sappiamo  sull'area occupata oggi dall'abitato di Castellammare, ci perviene da notizie letterarie a partire dal V secolo a. C., che riferiscono di Segesta e del suo emporio.Diverse nell'antichità gli appellativi di tale emporio. Emporium Segestanorum fu definito da Ptolomeo Strabone e Polibio, lo appellò Emporium Aegestanorum Cluverio e infine Cicerone Emporium Aegestensium.I Romani una volta sconfitti i Cartaginesi dichiararono Segesta città libera e confederata, permettendo all' emporio il ...
Ultimo aggiornamento ( sabato 29 dicembre 2007 )
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Alcamo

venerdì 30 novembre 2007

Alcamo è una cittadina di circa 45000 abitanti, tra Palermo e Trapani a poca distanza dal mare e posta su un altipiano alle pendici del monte Bonifato. Alcamo Marina costituisce il borgo marinaro di Alcamo, ed oggi è una zona ricca di residence e villette abitate per lo più nella stagione estiva

Pur esistendo nell'agro alcamese numerose testimonianze di insediamenti sin dalla preistoria, è solo a seguito della conquista araba della Sicilia che si cominciano ad avere notizie certe su Alcamo.
Gli Arabi intorno all'831 d.C impegnati nella conquista di Palermo infatti occuparono come provvisorio insediamento Bunifat, punto ideale di difesa e di controllo delle zone circostanti, consolidata la conquista dell'isola, intorno al 972 sulla montagna lasciarono solo ...

Ultimo aggiornamento ( martedì 11 dicembre 2007 )
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San Vito lo Capo

giovedì 29 novembre 2007

San Vito Lo Capo è un comune di circa 3.914 abitanti della provincia di Trapani confinante a sud est con Castellammare del Golfo e a sud ovest con Custonaci. La cittadina è uno dei più noti luoghi di villegiatura della Sicilia occidentale, per la bellezza di lidi dalla sabbia bianchissima e dall'acqua cristallina, la presenza nel suo territorio della Riserva Orientata dello Zingaro e la notorietà internazionale del Cous Cous Festival.
Sede di una tonnara non più attiva già nel '600, San Vito lo Capo sorge verso la fine del settecento, nel territorio demaniale ericino, distesa e racchiusa nella ...

Ultimo aggiornamento ( sabato 29 dicembre 2007 )
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Il mare in piazza” è l'ennesima iniziativa del “Conzorzio Ittico Golfo di Castellammare” al fine della promozzione e valorizzazione del pesce siciliano. L’inizitiva prevede la realizzazione di una trasmissione  televisiva, opuscoli divulgativi e promozione del pesce povero da parte del sistema della ristorazione del Golfo.
Il "Conzorzio Ittico Golfo di Castellammare” ha messo insieme un pool di esperti per promuovere e divulgare le speci ittiche autoctone, in particolare quelle meno note ma dotate di ottime proprietà organolettiche e nutrizionali, nel tentativo di modificare gli atteggiamenti dei consumatori nei confronti delle specie “dimenticate” tipiche del Golfo e nel contempo di affinare le modalità di presentazione dei piatti a base di pesce da parte dei ristoratori locali.
 

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