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Un blog di tutte le sezioni senza immagini

La Sicilia ancora location per il cinema nel 2008

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Scritto da Administrator   
venerdì 14 marzo 2008

ROMA - Sono 11 i film e le fiction che avranno come "location" le città e i paesi di Sicilia nel corso del 2008 e che fanno parte de'accordo di programma "Sensi contemporanei - Cinema e Audiovisivo" , stipulato dalla regione siciliana con i ministeri per lo sviluppo economico e per i beni culturali.

Tra le produzioni che fanno parte dell'accordo: "L'imbroglio nel lenzuolo" (per la regia di Alfonso Arau), film di cui è produttrice e protagonista Maria Grazia Cucinotta e il cui primo ciak è stato dato giorni fa a palazzo Cattolica a Palermo.

Questi gli altri film ammessi: "Tony Scott" (regia di Franco Maresco e Daniele Ciprì), "La siciliana ribelle" (Marco Amenta), "Sottovento" (Roberta Torre), "Amaro Amore" (Francesco Henderson Pepe), "L'ultima estate" (Eleonora Giorgi), "Grande , grosso e... Verdone" (Carlo Verdone - già in distribuzione nelle sale dal 7 marzo), "Isola nuda" (Debora Inguglia), "Mille chitarre" (Mario Bellone), "Matar es mi destino" (Giovanni Massa), "Diario di un americano - dal ring alla strada" (Gaetano Di Lorenzo).

La realizzazione dei film sul territorio siciliano sarà accompagnata e seguita da un fitto programma di "attività parallele" (con il coinvolgimento diretto degli autori, dei produttori, degli interpreti e dei principali tecnici coinvolti nella lavorazione), che si svilupperanno nell'arco dell'intero anno, destinate a diffondere la cultura cinematografica in Sicilia e a promuovere l'immagine dell'Isola e i vari aspetti della cultura siciliana su scala internazionale.

Sempre con i fondi dell'Accordo di programma quadro per il cinema, la Regione Siciliana ha già cofinanziato: "I vicerè" (con la regia di Roberto Faenza), "Caravaggio" (Angelo Longoni) e "Tutte le donne della mia vita" (Simona Izzo).
Quattro, le produzioni cinematografiche che hanno usufruito delle risorse Europee di Agenda 2000: "The Palermo Shooting" (regia di Wim Wenders), "L'aquilone sul vulcano" (Michelangelo e Enrica Antonioni), "La terramare" (Nello La Marca) e "Rosso malpelo" (Pasquale Scimeca).

 

Promozione e valorizzazione del pesce povero

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Scritto da Administrator   
giovedì 07 febbraio 2008
Il mare in piazza” è l'ennesima iniziativa del “Conzorzio Ittico Golfo di Castellammare” al fine della promozzione e valorizzazione del pesce siciliano. L’inizitiva prevede la realizzazione di una trasmissione  televisiva, opuscoli divulgativi e promozione del pesce povero da parte del sistema della ristorazione del Golfo.
Il "Conzorzio Ittico Golfo di Castellammare” ha messo insieme un pool di esperti per promuovere e divulgare le speci ittiche autoctone, in particolare quelle meno note ma dotate di ottime proprietà organolettiche e nutrizionali, nel tentativo di modificare gli atteggiamenti dei consumatori nei confronti delle specie “dimenticate” tipiche del Golfo e nel contempo di affinare le modalità di presentazione dei piatti a base di pesce da parte dei ristoratori locali.
Ultimo aggiornamento ( lunedì 08 giugno 2009 )
 

Salemi anticipate le Cene di San Giuseppe

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Scritto da Administrator   
mercoledì 30 gennaio 2008

Salemi - Si svolgeranno da giovedì 13 a sabato 22 marzo 2008 le tradizionali "Cene di San Giuseppe" , dieci giorni nel corso dei quali, oltre a visitare i tradizionali altari realizzati in devozione di San Giuseppe, i visitatori potranno partecipare a degustazioni, mostre e convegni, con anticipo quindi rispetto alla tradaizione, in considerazione che la festività del 19 marzo coinciderà con la "Settimana Santa". Il tradizionale «Invito dei Santi» nel corso del quale i visitatori possono gustare numerose tradizionali pietanze, si svolgerà nelle giornate di sabato 15 e domenica 16 marzo.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 08 giugno 2009 )
 

L'alcamo D.O.C.

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Scritto da Administrator   
sabato 26 gennaio 2008
Quello dell'Alcamo D.O.C. è il primo tra gli itinerari regionali delle Strade del Vino in Sicilia.
L'Alcamo D.O.C. è un vino caratterizzato da moderata gradazione alcolica che si può gustare lungo i percorsi che vanno dalla Riserva Naturale dello Zingaro alla cittadina di Castellammare del Golfo, passando per il centro archeologico di Segesta per finire ad Alcamo, grosso centro agricolo del Trapanese.
Il vino si produce da uve Catarrato a cui si aggiungono uve di altri vitigni raccomandati e/o autorizzati per la zona posta a cavallo delle province di Trapani e Palermo.
 

Selinunte

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Scritto da Administrator   
sabato 12 gennaio 2008

Rovine di SelinuntePercorrendo la strada che da Agrigento porta a Marsala, in territorio del comune di Castelvetrano, si incontrano i resti dell'antica Selinunte, città fondata da Megaresi nel 650 a. C. è situata nei pressi della foce del fiume Modione in antico detto Selinon.
La zona archeologica è molto vasta e Selinunte è tra i parchi archeologici più importanti del mediterraneo, espressione più completa della civiltà siciliota dei secoli IV e V a.C..
Si identificano nettamente delle aree ben distinte: l'Acropoli, la zona dei Templi G - E - F e in direzione opposta oltre il Modione il Santuario della Malophoros.

Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C. e rasa al suolo nel 250 A.c., fu in conflitto continuo con Segesta, la capitale delle popolazioni elime arroccate nell'entroterra. Con la fine della prima guerra punica la città fu completamente abbandonata e non risorse mai più.
La completa rovina degli edifici si deve ad un terremoto in età alto-medievale.

Gli scavi archeologici di Selinunte ebbero inizio nel 1825 ad opera degli inglesi, Harris ed Angell, che vi scoprirono alcune delle metope che ora si trovano presso il Museo archeologico regionale di Palermo. Da allora sono continuati quasi ininterrottamente; data la vastita della zona, gran parte della citta resta ancora da riportare alla luce.
Selinunte templiLa collina su cui sorge l'Acropoli dovette essere spianata dai coloni megaresi per permettere la costruzione dei primi edifici: di questa prima fase restano pochi ma sicuri elementi. In un secondo tempo, tra la fine del VI e I'inizio del V secolo a. C., la collina venne allargata con terrapieni, per cui fu necessario costruire l'angolo sud-est che si nota all'ingresso attuale delle rovine. Delle porte che dovevano immettere nell'acropoli resta la Porta Nord, nel punto terminale della lunga strada nord-sud che segna all'incirca il centro dell'acropoli stessa. Lungo questa strada si costruirono vari templi, oltre a numerosi edifici pubblici o connessi con il culto. Iniziando da nord, il Tempio D, costruito intorno alla meta del VI secolo a. C. A poca distanza il Tempio C, il piu arcaico dei templi dell'acropoli di cui si ha sicura conoscenza: fu costruito nella prima meta del VI secolo a. C.; due altari erano connessi col tempio: uno a sud-est e l'altro a est; sulla fronte era decorate con metope scolpite, tre delle quali sono conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo; i due frontoni erano decorati con una testa di Medusa in terracotta dipinta di grandi proporzioni. Nel 1925-26, quattordici colonne del lato nord sono state sollevate e ricostruite insieme con parte dell'architrave. Segue il piccolo Tempio B, di epoca ellenistica (IV secolo a. C.), forse dedicate ad Empedocle, il filosofo-scienziato agrigentino che avrebbe diretto a Selinunte le opere di drenaggio delle acque. Intorno a questo tempietto sono i resti delle piu antiche costruzioni sacre di Selinunte. All'estremita meridionale dell'acropoli, altri due templi, A ed O, vicinissimi l'uno all'altro e molti simili fra loro: sono databili agli inizi del V secolo a. C.; in epoca medievale furono unificati ed utilizzati come fortezza. Un altare è stato posto davanti al Tempio A.

Sulla collina orientale sorgevano altri tre templi: E, F, G. Quest'ultimo e uno dei piu grandi dell'antichita classical misura infatti 110,36 per 50,10 metri; le colonne del peristilio sono alte 16,27 metri ed hanno un diametro di 3,41 metri. La costruzione non fu mai completata, pur essendo stata iniziata molto tempo prima delle altre; forse si arrestò al momento della fine della citta. Il materiale di costruzione venne preso dalle Cave di Cusa, site a circa nove km da Selinunte, in direzione nord-ovest. A sud e il Tempio F, edificato intorno alia meta del VI secolo a. C. Era decorate con metope, due delle quali, dimezzate, sono conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo. Segue il Tempio E, la cui costruzione, risalente alia fine della prima meta del V secolo a. C., segna il massimo apogeo dello stile dorico, quello che viene normalmente definite "dorico canonico": era dedicate a Hera. II fregio del pronao era decorato con metope, cinque delle quali si trovano nel Museo di Palermo. Alla fine degli anni '50 questo tempio e stato ricostruito. Questi sono i templi finora conosciuti; sull'acropoli, però, era certamente un altro tempio, non ancora individuato, forse il prime costruito dai coloni megaresi, al quale appartengono le sei metope arcaiche databili agli inizi del VI secolo a. C., conservate nel Museo di Palermo. L'identificazione delle divinita cui erano dedicati i templi resta un mistero, tranne per il Tempio E, che, per un'iscrizione trovata sul posto, sappiamo essere stato dedicate a Hera.
Quella che fu la citta abitata sin dalla fondazione venne distrutta dai Cartaginesi; i Selinuntini rimasti andarono a risiedere sull'acropoli. Scavi recenti hanno messo in luce parte della cinta muraria, di cui non si aveva conoscenza, e una porta.
Selinunte e il mareI frequentatori del Santuario della Malophoros, dedicato forse alla dea portatrice del melograno, non erano tutti greci, come si rileva osservando le costruzioni che vi si trovano: anche quella che si ritiene la principale richiama una lontana eco micenea per la sua forma a megaron. Della seconda fase della vita di Selinunte, quando visse in area punica, scavi recenti hanno messo in luce una costruzione sacra attribuibile a tale periodo; stele puniche che si trovano al Museo archeologico regionale di Palermo sono state rinvenute nell'area di questo santuario.

Numerose sono le necropoli selinuntine e con numerosissime tombe: da esse provengono migliaia di oggetti, tra vasi greci e statuette di terracotta. La loro lontananza dalla citta - alcune sono state rinvenute a cinque chilometri di distanza - ha fatto pensare a qualche studioso che le piu lontane appartenessero ad un'altra citta, ma non si hanno riferimenti certi.
Testimonianza pregevole dell'antica arte dei selinuntini è l'originale statuetta dell'Efebo

 

San Giuseppe Jato

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Scritto da Administrator   
giovedì 03 gennaio 2008

San Giuseppe Jato è un comune di circa 9.361 abitanti della provincia di Palermo, esso è posto in una valle, detta dello Jato, chiusa da rilievi montuosi che costituiscono l' avamposto delle Madonie.
Il monte più importane è lo Jato (852 m), alle pendici del quale sorge la cittadina. Principale corso d'acqua della vallata è il fiume Jato che dalla sorgente Cannavera congiunge le acque della fonte Rizzolo con quelle della Chiusa, in un corso lungo e aspro e che si riversa nel mare del Golfo di Castellammare dopo aver alimentato il bacino artificiale del Lago Poma.

Sul Monte Iato si trova ciò che resta dell'antica Ietas, da qualcuno definita la città dell'amore (era dedicato ad Afrodite il suo più antico tempio), e qui si trovano tracce di frequentazioni umane di uno dei primi popoli abitatori dell'isola, gli Elimi.
Posta a 852 metri di quota e con pareti a strapiombo da nord e da nord-ovest, gli accessi da oriente e meridone erano agevolmente difesi da un muro di cinta di cui si osservano ancora dei resti databili tra il V secolo ed il Medioevo.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 gennaio 2008 )
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Una delegazione di San Vito Lo Capo sarà in Tunisia per promuovere il Cous Cous Fest e prendere accordi per iniziative di gemellaggio e collaborazione mirate allo sviluppo turistico.

La delegazione, composta da circa 60 persone, sarà capitanata dal sindaco di San Vito Lo Capo, Matteo Rizzo.

 

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