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sabato 26 gennaio 2008 |
Quello dell'Alcamo D.O.C. è il primo tra gli itinerari regionali delle Strade del Vino in Sicilia. L'Alcamo D.O.C. è un vino caratterizzato da moderata gradazione alcolica che si può gustare lungo i percorsi che vanno dalla Riserva Naturale dello Zingaro alla cittadina di Castellammare del Golfo, passando per il centro archeologico di Segesta per finire ad Alcamo, grosso centro agricolo del Trapanese. Il vino si produce da uve Catarrato a cui si aggiungono uve di altri vitigni raccomandati e/o autorizzati per la zona posta a cavallo delle province di Trapani e Palermo. |
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sabato 12 gennaio 2008 |
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Percorrendo la strada che da Agrigento porta a Marsala, in territorio del comune di Castelvetrano, si incontrano i resti dell'antica Selinunte, città fondata da Megaresi nel 650 a. C. è situata nei pressi della foce del fiume Modione in antico detto Selinon. La zona archeologica è molto vasta e Selinunte è tra i parchi archeologici più importanti del mediterraneo, espressione più completa della civiltà siciliota dei secoli IV e V a.C.. Si identificano nettamente delle aree ben distinte: l'Acropoli, la zona dei Templi G - E - F e in direzione opposta oltre il Modione il Santuario della Malophoros.
Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C. e rasa al suolo nel 250 A.c., fu in conflitto continuo con Segesta, la capitale delle popolazioni elime arroccate nell'entroterra. Con la fine della prima guerra punica la città fu completamente abbandonata e non risorse mai più. La completa rovina degli edifici si deve ad un terremoto in età alto-medievale. Gli scavi archeologici di Selinunte ebbero inizio nel 1825 ad opera degli inglesi, Harris ed Angell, che vi scoprirono alcune delle metope che ora si trovano presso il Museo archeologico regionale di Palermo. Da allora sono continuati quasi ininterrottamente; data la vastita della zona, gran parte della citta resta ancora da riportare alla luce.
La collina su cui sorge l'Acropoli dovette essere spianata dai coloni megaresi per permettere la costruzione dei primi edifici: di questa prima fase restano pochi ma sicuri elementi. In un secondo tempo, tra la fine del VI e I'inizio del V secolo a. C., la collina venne allargata con terrapieni, per cui fu necessario costruire l'angolo sud-est che si nota all'ingresso attuale delle rovine. Delle porte che dovevano immettere nell'acropoli resta la Porta Nord, nel punto terminale della lunga strada nord-sud che segna all'incirca il centro dell'acropoli stessa. Lungo questa strada si costruirono vari templi, oltre a numerosi edifici pubblici o connessi con il culto. Iniziando da nord, il Tempio D, costruito intorno alla meta del VI secolo a. C. A poca distanza il Tempio C, il piu arcaico dei templi dell'acropoli di cui si ha sicura conoscenza: fu costruito nella prima meta del VI secolo a. C.; due altari erano connessi col tempio: uno a sud-est e l'altro a est; sulla fronte era decorate con metope scolpite, tre delle quali sono conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo; i due frontoni erano decorati con una testa di Medusa in terracotta dipinta di grandi proporzioni. Nel 1925-26, quattordici colonne del lato nord sono state sollevate e ricostruite insieme con parte dell'architrave. Segue il piccolo Tempio B, di epoca ellenistica (IV secolo a. C.), forse dedicate ad Empedocle, il filosofo-scienziato agrigentino che avrebbe diretto a Selinunte le opere di drenaggio delle acque. Intorno a questo tempietto sono i resti delle piu antiche costruzioni sacre di Selinunte. All'estremita meridionale dell'acropoli, altri due templi, A ed O, vicinissimi l'uno all'altro e molti simili fra loro: sono databili agli inizi del V secolo a. C.; in epoca medievale furono unificati ed utilizzati come fortezza. Un altare è stato posto davanti al Tempio A. Sulla collina orientale sorgevano altri tre templi: E, F, G. Quest'ultimo e uno dei piu grandi dell'antichita classical misura infatti 110,36 per 50,10 metri; le colonne del peristilio sono alte 16,27 metri ed hanno un diametro di 3,41 metri. La costruzione non fu mai completata, pur essendo stata iniziata molto tempo prima delle altre; forse si arrestò al momento della fine della citta. Il materiale di costruzione venne preso dalle Cave di Cusa, site a circa nove km da Selinunte, in direzione nord-ovest. A sud e il Tempio F, edificato intorno alia meta del VI secolo a. C. Era decorate con metope, due delle quali, dimezzate, sono conservate nel Museo archeologico regionale di Palermo. Segue il Tempio E, la cui costruzione, risalente alia fine della prima meta del V secolo a. C., segna il massimo apogeo dello stile dorico, quello che viene normalmente definite "dorico canonico": era dedicate a Hera. II fregio del pronao era decorato con metope, cinque delle quali si trovano nel Museo di Palermo. Alla fine degli anni '50 questo tempio e stato ricostruito. Questi sono i templi finora conosciuti; sull'acropoli, però, era certamente un altro tempio, non ancora individuato, forse il prime costruito dai coloni megaresi, al quale appartengono le sei metope arcaiche databili agli inizi del VI secolo a. C., conservate nel Museo di Palermo. L'identificazione delle divinita cui erano dedicati i templi resta un mistero, tranne per il Tempio E, che, per un'iscrizione trovata sul posto, sappiamo essere stato dedicate a Hera. Quella che fu la citta abitata sin dalla fondazione venne distrutta dai Cartaginesi; i Selinuntini rimasti andarono a risiedere sull'acropoli. Scavi recenti hanno messo in luce parte della cinta muraria, di cui non si aveva conoscenza, e una porta.
I frequentatori del Santuario della Malophoros, dedicato forse alla dea portatrice del melograno, non erano tutti greci, come si rileva osservando le costruzioni che vi si trovano: anche quella che si ritiene la principale richiama una lontana eco micenea per la sua forma a megaron. Della seconda fase della vita di Selinunte, quando visse in area punica, scavi recenti hanno messo in luce una costruzione sacra attribuibile a tale periodo; stele puniche che si trovano al Museo archeologico regionale di Palermo sono state rinvenute nell'area di questo santuario. Numerose sono le necropoli selinuntine e con numerosissime tombe: da esse provengono migliaia di oggetti, tra vasi greci e statuette di terracotta. La loro lontananza dalla citta - alcune sono state rinvenute a cinque chilometri di distanza - ha fatto pensare a qualche studioso che le piu lontane appartenessero ad un'altra citta, ma non si hanno riferimenti certi. Testimonianza pregevole dell'antica arte dei selinuntini è l'originale statuetta dell'Efebo |
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giovedì 03 gennaio 2008 |
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San Giuseppe Jato è un comune di circa 9.361 abitanti della provincia di Palermo, esso è posto in una valle, detta dello Jato, chiusa da rilievi montuosi che costituiscono l' avamposto delle Madonie. Il monte più importane è lo Jato (852 m), alle pendici del quale sorge la cittadina. Principale corso d'acqua della vallata è il fiume Jato che dalla sorgente Cannavera congiunge le acque della fonte Rizzolo con quelle della Chiusa, in un corso lungo e aspro e che si riversa nel mare del Golfo di Castellammare dopo aver alimentato il bacino artificiale del Lago Poma. Sul Monte Iato si trova ciò che resta dell'antica Ietas, da qualcuno definita la città dell'amore (era dedicato ad Afrodite il suo più antico tempio), e qui si trovano tracce di frequentazioni umane di uno dei primi popoli abitatori dell'isola, gli Elimi. Posta a 852 metri di quota e con pareti a strapiombo da nord e da nord-ovest, gli accessi da oriente e meridone erano agevolmente difesi da un muro di cinta di cui si osservano ancora dei resti databili tra il V secolo ed il Medioevo. |
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 gennaio 2008 )
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Contributi regionali per le manifestazioni di grande richiamo turistico |
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domenica 30 dicembre 2007 |
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Sono ventinove le manifestazioni che godranno dei contributi regionali per le manifestazioni di grande richiamo turistico, artistico, sportivo, culturale, della tradizione folkloristica e religiosa della Sicilia. Le ventinove manifestazioni fanno parte del calendario approvato con decreto del presidente della Regione Siciliana.
La organizzazione che godrà dei maggiori finanziamenti sarà l'Inda di Siracusa organizzatrice delle rappresentazioni classiche a seguire l' Ente Luglio Musicale Trapanese di Trapani organizzatore delle rappresentazioni operistiche e concertistiche del Luglio Musicale Trapanese e quindi l'Associazione Albaria di Palermo organizzatrice del Palermo World festival on the Beach. A beneficiare dei contributi saranno: in provincia di Agrigento il Convegno internazionale di studi pirandelliani (Centro Nazionale Studi Pirandelliani), la Settimana Pirandelliana (Il Piccolo Teatro Città di Agrigento), gli Archi di Pasqua (Comune S. Biagio Platani) e Inycon - Menfi ed il suo vino (Comune di Menfi); in provincia di Caltanissetta la Settimana Santa dei Misteri (Comune di Caltanissetta) e La Scala Illuminata (Comune di Catagirone); in provincia di Enna: il Palio dei Normanni (Comune di Piazza Armerina), e il Presepe vivente di Agira (Associazione Amici del presepe Agira);
in provincia di Messina il Giuseppe Sinopoli Festival (Fondazione Taormina Arte), il Tindari festival (Comune di Patti), il Tindari Teatrogiovani (Comune di Patti), Medievalia (Associazione Culturale Pickwick), il Festival teatro dei due Mari (Associazione Teatro dei due Mari) e Un mare di cinema- premio Efesto d'oro (Centro Studi e Ricerca di Storia e Problemi Eoliani); in provincia di Palermo il Festino di Santa Rosalia (Comune di Palermo), la Rassegna Internazionale Attività subacquee (AAPIT PA), la Pasqua di rito greco-bizantino (Unione dei Comuni Besa), il World festival on the beach (Associazione Albaria), la Maratona internazionale Città di Palermo (Comitato organizzatore Maratona Città di Palermo) e nelle Madonie le Tradizioni nobiliari e contadine (Comune di Geraci Siculo); in provincia di Siracusa le Rappresentazioni Classiche (INDA),il Festival internazionale Teatro Antico dei Giovani (INDA), la Primavera barocca (Comune di Noto) e la Festa di San Paolo Apostolo (Basilica di San Paolo Apostolo); in provincia di Trapani:il Cous Cous Fest (Comune di San Vito Lo Capo), le Rappresentazioni Classiche (Comune di di Calatafimi Segesta), il Luglio Musicale Trapanese (Ente Luglio Musicale Trapanese) e la Crono scalata di Monte Erice (ACI Trapani). Sarà infine finanziato il Giro di Sicilia del Veteran Car Club Panormus. |
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sabato 29 dicembre 2007 |
Erice è una città medievale perfettamente conservata. Distesa sulla vetta di Monte San Giuliano, domina tutta la pianura e Trapani, la città capoluogo. Città elima, Erice fu sede di un tempio di cui esiste solo qualche traccia di rilievo nel perimetro del Castello fatto erigere nel XII secolo dal conte Ruggero, e nell'antichità fu nota in tutto il mondo mediterraneo, come centro del culto di Astarte per i fenici, Afrodite per i Greci e Venere Ericina per i Romani, la dea protettrice della bellezza e della fecondità in onore della quale si praticava la prostituzione sacra. Fu contesa da Siracusani e Cartaginesi fino alla conquista da parte dei Romani nel 241 a.C. a seguito della battaglia delle Egadi. Dopo un periodo di decadenza rinacque in epoca araba ed in epoca normanna. Erice fu importante in tale periodo per le funzioni strategiche di sorveglianza delle rotte marittime che assolse sino al Medio Evo. Di impianto squisitamente medievale Erice è un centro urbano e panoramico di assoluto valore, particolarmente interessante la tipologia abitativa a patio di derivazione arabo-spagnola, ed il labirinto di stradine che all'improvviso si aprono su slarghi, cortili, chiese.
Fra i monumenti, notevoli sono la Chiesa Matrice dedicata all'Assunta il Castello medievale con i resti del tempio, il palazzo municipale sede di una bella biblioteca e del Museo Cordici. La Chiesa Madre, il cui interno è a tre navate, fu eretta all'inizio del '300 assieme all'isolato e poderoso campanile ornato di merli e chiuso nella tipologia quadrangolare di torre di avvistamento di ben 28 metri di altezza con scala interna e bifore gotiche. Questultimo fatto erigere da Federico III alcuni anni prima della Chiesa Madre, fu in tempo di pace adattato a torre campanaria. Il Duomo conserva all'esterno l'impianto e le forme gotiche con i quali è stato concepito nonchè nei suoi merli ghibellini a coda di rondine, coronamenti sia dell'edificio, sia del pronao del 1426 con archi ogivali, il volere del sovrano che l'ha commissionato. Il Castello di Venere è una fortezza medievale (XII-XIII secolo) elevato su una spianata, sorretta in parte da mura ciclopiche, su cui si estendeva l'area dell'antico santuario di Venere Ericina. Nel Museo Cordici sono custoditi reperti archeologici preistorici provenienti dalla necropoli ericina, punici e greci tra cui la Testa di Afrodite del V-IV secolo a.C., e una ricca collezione di monete e opere pittoriche del '600. Erice è sede del centro di cultura scientifica Ettore Maiorana. |
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sabato 15 dicembre 2007 |
Ricca città costiera, sul Capo Boeo (Lilibeo) in provincia di Trapani, è nota principalmente per l'impresa dei Mille. Venne fondata dagli esuli di Mozia, antica città fenicio-punica posta sull'isola di San Pantaleo a circa 8 km a nord di Marsala, dopo che Mozia venne distrutta da Siracusa nel 397 a.C. ed ebbe nome Lilybaeum Il nome attuale ricorda ancora la dominazione araba (Marsa = porto) Qui si produce uno dei liquori più famosi del nostro paese, il Marsala, un vino liquoroso con gradazione minima di 17° ideale compagno di cannoli, frutta di martorana e cassata siciliana, che sembra sia stato scoperto in una bettola del porto dal commerciante inglese John Woodhouse nel 1773. Prodotto da numerose cantine si conserva in gigantesche botti di rovere. A Marsala val la pena andare per le belle chiese, la più interessante il Duomo o Chiesa Madre con statue del Gagini, ma anche i musei: il Complesso San Pietro e il Museo Archeologico di Baglio Anselmi, che tra i suoi pezzi più pregiati conserva quanto resta di una nave punica del III secolo a.C. recuperata nel 1971. A breve distanza dal Baglio Anselmi si può visitare un'area archeologica romana, un piccolo quartiere nel quale spiccano i resti di una villa del III secolo d.C. e accanto al quale si trovano i resti di un complesso termale dai bei pavimenti mosaicati. |
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