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San Giuseppe Jato

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Scritto da Administrator   
giovedì 03 gennaio 2008

San Giuseppe Jato è un comune di circa 9.361 abitanti della provincia di Palermo, esso è posto in una valle, detta dello Jato, chiusa da rilievi montuosi che costituiscono l' avamposto delle Madonie.
Il monte più importane è lo Jato (852 m), alle pendici del quale sorge la cittadina. Principale corso d'acqua della vallata è il fiume Jato che dalla sorgente Cannavera congiunge le acque della fonte Rizzolo con quelle della Chiusa, in un corso lungo e aspro e che si riversa nel mare del Golfo di Castellammare dopo aver alimentato il bacino artificiale del Lago Poma.

Ietas sul Monte IatoSul Monte Iato si trova ciò che resta dell'antica Ietas, da qualcuno definita la città dell'amore (era dedicato ad Afrodite il suo più antico tempio), e qui si trovano tracce di frequentazioni umane di uno dei primi popoli abitatori dell'isola, gli Elimi.
Posta a 852 metri di quota e con pareti a strapiombo da nord e da nord-ovest, gli accessi da oriente e meridone erano agevolmente difesi da un muro di cinta di cui si osservano ancora dei resti databili tra il V secolo ed il Medioevo.
L'origine dell'abitato sembra sia da datarsi intorno allo VIII secolo a.C. La città poi venne ellenizzata si chiamò Ietas e raggiunse un periodo di massimo splendore, contrassegnato da monumenti dì rilevante bellezza (il teatro, l'agorà, il bouleterion, il tempio di Afrodite).
Con alterne vicende e dopo il passagio nel 254 a.C. ai romani la vita attiva della cittadina dura fino al VI secolo d.C.
Città di IetasRimane oscuro il periodo del dominio bizantino. Con la conquista araba la cittadina diventa Giato ed ebbe un nuovo periodo di benessere. Testimonianze scritte dell'epoca normanna ci dicono che la popolazione medievale era in maggioranza costituita da musulmani e la città prese parte anch'essa alle rivolte musulmane culminate nella distruzione degli abitati da parte di Federico II. La città nel 1220 dopo un lungo assedio fu presa, distrutta e gli abitanti deportati a Lucera in Puglia.
Numerose le campagne di scavo, condotte dal 1971. Buona parte del materiale archeologico rinvenuto sull'altopiano del monte Jato è adesso custodito nell'Antiquarium del comune di San Cìpirello, nel cui territorio ricade il sito.

La storia invece di San Giuseppe Jato è quella di un comune  di non antica costituzione.
Inizialmente il nome del paese fu San Giuseppe dei Mortilli, così chiamato perché nato nell'ex-feudo Mortilli il quale insieme ai feudi circostanti di Dammusi, Signora, Pietralunga, Macellaro e Sparacia, apparteneva al Collegio dei Gesuiti di Trapani.
Nel 1776 Ferdinando IV di Borbone, Re delle Due Sicilie, ordinava l'espulsione dal regno dei componenti della Compagnia di Gesù  e la confisca dei loro beni. In sede di devoluzione di tali beni questi vennero acquistati da Don Giuseppe Beccadelli di Bologna e Gravina, Marchese della Sambuca, che nel 1778 ebbe concesso di far sorgere un Comune in quel territorio (licentia populandi). Il Marchese della Sambuca, poi Principe di Camporeale, fece costruire un piccolo villaggio sotto le pendici del Monte Jato, innalzando delle case intorno a un casale e a una chiesetta.
Per invogliare i coloni dei paesi vicini ad affluirvi, fece dei bandi in cui prometteva la sistemazione nelle case e un premio di nuzialità.
Le terre incolte ma molto fertili, furono cedute ai coloni in enfiteusi. Nacque ben presto un villaggio che dopo solo 50 anni dalla sua fondazione contava circa 5000 abitanti.
Nel 1838, le forti e continue piogge causarono una frana che distrusse i più dei due terzi dell'abitato, senza tuttavia causare vittime. Le famiglie disastrate, in parte, trovarono riparo nelle zone del paese rimaste intatte, in parte, ritornarono verso i paesi di origine, in parte si spostarono verso sud. La ricostruzione delle case avvenne, per disposizione governativa, in contrada Sancipirello, poco distante da San Giuseppe ei Mortilli. Nacque così il nuovo agglomerato urbano di San Cipirello, il quale divenne comune autonomo nel 1864.
E' solo il 24 dicembre 1862 che San Giuseppe dei Mortilli assume l'attuale denominazione di San Giuseppe Jato, in seguito ai ritrovamenti archeologici della antica Jato.

In un comune prevalentemente rurale quale S. Giuseppe Jato non possiamo non segnalare quelle che erano le attrezzature sparse nel territorio e che ancora oggi lo segnano, tra queste le masserie.
Qui vivevano i lavoratori dei campi.
Nelle masserie erano raccolti gli attrezzi da lavoro ed erano conservati i profotti agricoli e caseari. All'interno di essa si potevano trovare stalle, case di contadini e Cappelle consacrate.
Oggi la maggior parte di queste Masserie sono diventate dei rinomati agriturismi.
La masseria Jato si trova tra la contrada Vaccaio e il fiume Jato. È costituita da due torri cilindriche ed è il mulino più antico della valle. Infatti viene menzionato già nel 1182, in un documento che tratta i confini concessi da Guglielmo II il Buono, Re normanno al Monastero di S. Maria La Nuova, da lui fondato.
La masseria Traversa nell'omonima contrada, apparteneva anticamente alla Camperia del Balletto. Le camperie erano giurisdizioni istituite dall'Arcivescovato di Monreale ed erano gestite dal campiere.
La masseria Dammusi, ubicata nell'ex-feudo omonimo è articolarmente importante per San Giuseppe Jato. Qui infatti è ubicato il Casale dei Gesuiti che fu trasformato da Giuseppe Beccadelli nella sua residenza estiva. Da ciò la sua denominazione di Casa del Principe. All'interno vi è la Cappella con lo stemma dei Gesuiti. L'edificio è stato costruito in epoche diverse, la più antica è l'ala ovest che sorge sulla roccia.
La masseria Chiusa sorge sull'ex-feudo omonimo che aveva comode case, vigne e giardino, acque abbondanti, due mulini e una cartiera che divenne molto importante soprattutto nell'800.

La Valle dello JatoIl territorio di San Giuseppe Jato è ricco di rilievi montuosi i quali costituiscono il bacino che alimenta i corsi d'acqua a valle. Fino a tempi a noi molto prossimi tale sistema idraulico  consentiva di alimentare numerosi mulini ad acqua, testimonianza di un passato in cui la molitura del grano costituiva un'attività economica rilevante.
Il più antico sembra essere il mulino Jato, risalente come detto al 1182,  e caratterizzato da una torre cilindrica.
Il Mulino del Principe, così chiamato perché fatto costruire dal Prinipe di Camporeale, è il mulino più importante e più notevole della zona. Di particolare interesse è la condotta sostenuta da arcate ogivali, forse precedenti alla costruione del mulino. La sua struttura è a martello ed è stata costruita ai lati con pietra squadrata, mentre tutto il resto con pietra informe mista tufo. Ancora oggi sono visibili talune catene in ferro atte a trattenere l'intera struttura. All'interno sono ancora intatte tre pulegge in ferro, di dimensioni differenti.
Il Mulino della Chiusa, che sfrutta le acque provenienti dal Vallone Procura, presenta un piccolo sbarramento che innalzava le acque fino alla condotta. L'acqua arrivava sopra il mulino, in una botte di carico e, tramite una condotta verticale, acquistava pressione. Dopo, essa attraversava una cannella in dislivello da dove, per caduta, riceveva la spinta necessaria per mettere in moto la turbina che poi, attraerso un albero, trasferiva il movimento alle macine. Testimonianze dell'antica funzione, rimangono la condotta idrica, il garraffo, la turbina e la cannella.
Del Quarto Mulino rimangono e sono visibili la botte di carico; la condotta, che si biforca in due parti (una per macinare il grano,e l'altra per muovere le macchine di un pastificio); la ruota porta-cinghia,che serviva a muovere le macchine; e infine una macchina utile a separare la farina dalla crusca.
Il Mulino della Provvidenza, risalente al 1880, presenta una struttura a martello e funzionava con gli stessi princìpi del Mulino della Chiusa.
Si possono ancora vedere la turbina e la cannella, il garraffo e la condotta idrica.

Da vedere inoltre:
il Bevaio o abbeveratoio, è un pò il simbolo dei ritmi della città rurale forniva l'acqua a uomini ed animali, ed era insieme il luogo dove le donne lavavano i panni. La perdita della funzione, ha fatto del Bevaio una sorta di monumento, circondato da un giardino all'inglese e panchine e sedili per la sosta;
il Santuario dedicato alla Madonna della Provvidenza, patrona della città, situato nell'ex-fuedo Dammusi, dove ogni anno si svolge un pellegrinaggio;
la chiesa della Madonna del Carmelo, che sorge in piazza del Carmine, edificata alla fine dell'Ottocento, presenta i caratteri dell'architettura rurale siciliana.

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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 gennaio 2008 )
 
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Brevissime

Salemi - Si svolgeranno da giovedì 13 a sabato 22 marzo 2008 le tradizionali "Cene di San Giuseppe" , dieci giorni nel corso dei quali, oltre a visitare i tradizionali altari realizzati in devozione di San Giuseppe, i visitatori potranno partecipare a degustazioni, mostre e convegni, con anticipo quindi rispetto alla tradaizione, in considerazione che la festività del 19 marzo coinciderà con la "Settimana Santa". Il tradizionale «Invito dei Santi» nel corso del quale i visitatori possono gustare numerose tradizionali pietanze, si svolgerà nelle giornate di sabato 15 e domenica 16 marzo.

 

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